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  • Jack LZ

Half Track M3A1 PC



Gli avvenimenti internazionali che segnarono gli anni immediatamente successivi alla fine del secondo conflitto mondiale imposero la necessità, per il nostro Paese, di ricostituire un apparato militare rispondente alle nuove esigenze operative della Guerra Fredda.

Nell’ambito dell’approntamento delle forze di manovra del neo costituito Esercito Italiano venne disposta la creazione di una serie di Grandi Unità corazzate, la cui realizzazione fu possibile, inizialmente, per la disponibilità di ingenti quantitativi di materiale bellico in surplus cedute al nostro Paese dalle forze alleate.

In tale contesto deve essere inserito il soggetto del presente articolo: il veicolo semicingolato americano per trasporto truppe Half Track M3A1.

L’Italia ricevette un considerevole numero di mezzi di questo tipo (quasi esclusivamente in questa versione) che utilizzò, principalmente, per equipaggiare i reparti di fanteria delle unità corazzate. In aggiunta a tale impiego primario, alcuni esemplari vennero utilizzati nei reparti di artiglieria corazzata quali veicoli Posto Comando. (PC).

Nel particolare, l’impiego come PC di tale mezzo nelle unità di artiglieria da campagna fu limitato agli anni ’50, sino a quando non vennero resi disponibili per tale ruolo gli scafi degli M7 e dei Sexton opportunamente modificati (e questo sarà oggetto di un prossimo articolo a breve), mentre si protrasse negli anni ’60 nei reparti di artiglieria anticarro dotati del cannone semovente su scafo M36.

L’M3A1 era stato progettato come veicolo per il trasporto della squadra fucilieri nell’ambito del processo di meccanizzazione della fanteria iniziato dall’US ARMY all’atto del suo coinvolgimento nel secondo conflitto mondiale.

Derivato da un precedente modello, l’M2 nato come trattore per artiglierie di medio calibro, di cui riprendeva le caratteristiche principali, l’M3 beneficiava di alcune modifiche sostanziali riguardanti: l’allungamento dello scafo, un’incrementata protezione balistica, l’inserimento di una postazione a pulpito per l’arma controaerei e un’aumentata capacità di carico esterna in grado di permettere il trasporto di un ingente quantità di materiale e di dotazioni.

Il motore potente e robusto e una meccanica affidabile e tecnologicamente avanzata gli consentivano un’ottima mobilità fuori strada; la struttura in grado di sopportare sforzi notevoli e condizioni di impiego particolarmente pesanti lo resero idoneo per una molteplicità di impieghi che diedero vita a una serie di versioni nelle più svariate configurazioni.

Il valore del progetto originale è ampiamente dimostrato dalla longevità operativa che questo mezzo può vantare e che lo ha visto impiegato da differenti forze armate di molteplici paesi quasi sino ai giorni nostri.

Nel ruolo di Posto Comando per unità di artiglieria da campagna l’M3A1 non fu soggetto a modifiche particolari in quanto rimanevano, quasi, inalterate sia la configurazione esterna sia quella interna.

Vennero eliminate le rastrelliere porta mine e i due supporti sul lato posteriore per i carichi esterni, l’apparato radio venne potenziato per assicurare le esigenze specifiche inerenti al nuovo ruolo e venne predisposta una postazione per la tavoletta per il tiro con l’aggiunta di alcune superfici mobili da utilizzare come piani di lavoro per il personale della squadra tiro.

La configurazione interna, quantunque ci fossero delle specifiche indicazioni e delle tabelle di caricamento volte a ottenere una certa standardizzazione, variava molto da unità ad unità (e anche all’interno delle stesse, secondo un diffuso spirito di personalizzazione che ha sempre afflitto non solo le nostre Forze Armate ma quella di qualsiasi paese), offrendo quindi una molteplicità di soluzioni.

Il vantaggio di essere un semicingolato con ottime capacità fuori strada lo rendeva particolarmente idoneo al ruolo a cui era stato destinato, consentendogli di operare nelle stesse condizioni di impiego dei semoventi. In sintesi l’M3A1 rappresentò un’ottima soluzione di compromesso in un momento critico nel quale venivano poste le basi per lo sviluppo organico delle unità di artiglieria corazzata secondo nuovi procedimenti tecnico – dottrinali.

Curiosamente la vita operativa nel compito specifico di Posto Comando, protraendosi come detto, nell’ambito delle unità controcarro, superò di molto l’impiego originario del semicingolato, quale mezzo di trasporto della squadra fucilieri meccanizzata, ruolo passato presto all’onnipresente M 113, dopo una breve parentesi in cui gli AMX 10 furono gli interpreti di tale funzione.

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