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  • Jack LZ

M7 per U.T.R.


Come già accennato in alcuni precedenti interventi su questo blog, le Forze Armate Italiane nel secondo dopoguerra vennero ricostituite, inizialmente, grazie a un massiccio afflusso di materiale alleato.

Nel particolare le unità di artiglieria da campagna delle Divisioni corazzate e motorizzate ricevettero, con l’introduzione in servizio del semovente M7, un notevole impulso qualitativo che consentiva alle unità dell’arma base di usufruire di quel supporto di fuoco aderente e tempestivo necessario allo sviluppo della manovra.

Al fine di permettere alle unità d’artiglieria di impiegare al meglio il materiale ricevuto, lo Stato Maggiore dell’Esercito realizzò una serie di veicoli per il supporto e la gestione del fuoco, ricavati dallo scafo dell’M7 stesso, con ciò garantendo economicità di sforzo logistico e aderenza della componente tecnica a quella di fuoco.

Precedentemente nel blog è stata ospitata la variante su scafo Sherman M4, del veicolo corazzato per l’osservazione del tiro avanzata, in questo caso vedremo un altro mezzo appartenente all’area tecnica e derivato dal semovente M7: il carro per Ufficiale Topografo di Reggimento (U.T.R.).

Il progetto, di facile realizzazione tecnica e di per se ingegnoso, sviluppato dagli Organi Tecnici della Motorizzazione, prevedeva l’eliminazione dell’armamento principale costituito dall’obice M2A2 da 105/22, la rimozione dell’affusto dello stesso, la conseguente eliminazione delle riservette per il munizionamento di primo impiego. disposte lateralmente alla camera da combattimento, e l’inserimento di una piastra corazzata saldata, anteriormente, al fine di chiudere la porzione di scafo nella quale era alloggiato l’obice. Altre modifiche minori vennero realizzate per poter montare apparati radio e strumentazione tecnica specifica con piccole variazioni a seconda della versione realizzata.

La struttura dello scafo, l’armamento secondario, il sistema di motorizzazione e il treno di rotolamento erano quelli delle differenti versioni utilizzate e non vennero sottoposti a modifiche.

Tale processo di conversione fu applicato sia all’M7 nelle differenti versioni in servizio (scafi M3 e M4), sia all’omologo Sexton anche se in un numero di esemplari molto ridotto.

Ogni reparto di artiglieria semovente aveva in organico un certo numero di tali mezzi (nella dizione italiana definiti Priest) che assolvevano tutte le funzioni per la gestione del tiro (U.T.C/A.U.T.G. Ufficiale al tiro di Gruppo; U.T.G. specializzati al tiro di gruppo, S.C.B. specializzati al tiro di batteria; U.T.R. Ufficiale Topografo di reggimento; P.M. trasporto munizioni).

La robusta struttura del mezzo, l’affidabile tecnica e la validità del progetto di conversione, concorsero a rendere il Priest una soluzione efficace, la cui vita operativa si concluse solo alla fine degli anni ’60 con l’introduzione in servizio dell’M113.

La versione protagonista di queste note è la U.T.R., alcune delle altre versioni saranno oggetto di successivi approfondimenti. L’ampio spazio di lavoro offerto dalla camera di combattimento privata dell’ingombro dell’obice e delle riservette munizioni, offriva una sede ideale per lo sviluppo delle attività della squadra topografica di reggimento, consentendo lo stivaggio del materiale e delle dotazioni in modo opportuno.

Queste comprendevano, come base organica, un telemetro d’artiglieria, un goniometro, una tavoletta per il tiro, stadia e rotelle metriche più documentazione tecnica e cartografia. Un adeguato set di apparati radio, montati, sul lato destro del vano di combattimento, consentiva la corretta esecuzione delle trasmissioni necessarie al nucleo.

Gli ampi cassoni esterni posti ai lati del cofano motore e le riservette principali del munizionamento, poste sotto il piano di base della camera di combattimento, consentivano l’ampio stivaggio di ulteriore materiale.

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